Rodolfo Sacco (21 novembre 1923 – 21 marzo 2022) è stato il padre della comparazione giuridica italiana. Fondatore dell’Associazione Italiana di Diritto Comparato, voce insostituibile e indimenticabile del Diritto Civile, resterà nel cuore di tutti non solo per la sua impareggiabile scienza, e il suo straordinario genio, ma anche per la sua immensa umanità. La sua personalità travolgente ha segnato per la nostra intera generazione la luce di una stella polare. Non solo i suoi scritti, impareggiabili, ma la sua conversazione, i suoi interventi, la sua stessa presenza, la sua convivialità, la sua ironia e la sua ricerca della natura umana nel diritto, rimarranno per sempre con coloro che lo hanno conosciuto. Resistente per l’Italia e la Libertà, si laureò con Norberto Bobbio e Mario Allara sull’interpretazione del diritto, con una tesi (del 1947) che rimane a tutt’oggi una pietra miliare negli studi giuridici, e non solo. Ha insegnato in Francia, in Svizzera, in Somalia. Padroneggiava il francese, il tedesco, l’inglese, il russo. Come amava lui stesso dire, scherzando di sé, era “un giurista planetario”. Dal profilo aquilino e dallo sguardo profondo, vestito sempre di scuro, si stagliava come figura inconfondibile in qualunque convegno. Rodolfo è stato presidente dell’AIDC, della Capitant, membro dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia di Francia. Laureato honoris causa alla Sorbona, celebrato e amato in tutto mondo. Da quando lo conobbi nel lontano 1978, fino a quando lo vidi l’ultima volta, pochi giorni or sono, la sua figura rimane per me insostituibile. Guida, amatissimo maestro, amico. Una volta mi chiese cosa sarebbe restato di lui. Quando gli risposi “il diritto comparato” il suo sorriso si illuminò di felicità e il suo sguardo contemplava l’eterno. Così lo vogliamo ricordare, immenso come fu nella vita e come lo sarà per sempre nel commosso ricordo.

P.G. Monateri